A gennaio 2012 scoppia in Italia l'allarme sanitario per le protesi mammarie difettose della francese PIP (Poly Implant Prothèse). Il professor Francesco D'Andrea, professore ordinario di Chirurgia Plastica e direttore della Scuola di specializzazione in chirurgia Plastica della Seconda Università di Napoli, realizza un'indagine raccogliendo dati dai chirurghi plastici napoletani che hanno ammesso di aver utilizzato le protesi incriminate sui loro pazienti.
Si tratta di alcuni nomi noti della chirurgia estetica. "In particolare, presso un solo studio, ne sono state innestate almeno millecinquecento nel corso degli anni" rivela il docente, aggiungendo subito che "il collega sta provvedendo, comunque, a informare le sue pazienti di aver utilizzato le PIP".
"Sui numeri ufficiali non è stato realizzato un registro. Per questo ho voluto effettuare una mia indagine. E ho contato così oltre tremila protesi. Questo vuol dire che le stime arrivate dalla Capitale hanno sottovalutato l'entità del problema."
Viene dunque confermata la teoria avanzata da luminari della materia - dal professor Giuseppe D'Aiuto del Pascale al professor Roberto D'Alessio del Cardarelli al dottor Alfredo Borriello del Vecchio Pellegrini allo stesso D'Andrea - i quali hanno sempre sostenuto che il fenomeno delle protesi utilizzate in Italia è molto più vasto delle cifre ufficiali rese note dalle autorità competenti.
Il docente: "Fenomeno più ampio rispetto alle cifre ufficiali. Emergenza sottovalutata"
Da due settimane sono aperti ambulatori per tranquillizzare le pazienti al Pascale, al Policlinico Sun e al Cardarelli. Questi spazi sono dedicati sia a pazienti mastectomizzate dopo un intervento per cancro, sia a pazienti sottoposte a chirurgia estetica che sono portatrici di protesi PIP.
Il professor D'Andrea spiega: "Dall'apertura dello spazio ambulatoriale dedicato alle pazienti portatrici di protesi PIP ad oggi sono state registrate più di 200 prenotazioni e sono state ricevute oltre 400 telefonate. Le prime deduzioni riferibili alle visite ed alle telefonate ricevute sono, innanzitutto, la presenza di una notevole psicosi creata dall'allarmismo prodotto dai media."
"Inoltre abbiamo registrato che il 25% delle pazienti non conosce il nome della protesi impiantata. Fino ad ora, comunque, non abbiamo nessun riscontro di rottura. Numerose le richieste di rimozione delle protesi, nonostante non si siano evidenziati problemi."
"Le protesi PIP sono bombe ad orologeria - conclude il docente - pertanto chi sa di essere portatrice deve rivolgersi al proprio chirurgo o comunque ad uno specialista per valutare l'iter da seguire."
Al momento è possibile eseguire nelle strutture pubbliche la sola rimozione delle protesi in casi in cui è dimostrato un problema specifico. Non è possibile invece sostituire le protesi nei casi di interventi estetici. In Francia viene rimborsata sia la rimozione che il reimpianto.
Maria (nome di fantasia), 24 anni, da sei operata con le protesi al silicone PIP, un anno e mezzo fa scopre per caso un carcinoma al seno. Aveva 19 anni quando decide di rifarsi il seno. "Era un sogno che avevo da tempo" racconta. Maria venne operata a Roma dove le vennero inserite le protesi PIP.
"Per i primi anni nessun problema. Poi, circa un anno fa, un controllo di routine e la scoperta: carcinoma al seno. Feci un'ecografia mammaria e scoprii un nodulo nascosto sotto la protesi. Era impossibile da individuare con una semplice palpazione. E fatto l'ago aspirato ho scoperto che era un carcinoma e sono stata operata d'urgenza."
"Il nodulo era nascosto, difficile da individuare e asintomatico - dice - se non me ne fossi accorta poteva svilupparsi, crescere e provocare metastasi." Maria ha deciso di denunciare l'azienda francese e di aderire alla class action per il risarcimento danni.
"Quando il telegiornale diede la prima notizia dello scandalo francese delle protesi PIP saltai letteralmente dalla sedia. Due anni fa ero stata in Francia, a Nizza, per rifarmi il seno. L'intervento era stato eseguito in una clinica molto accorsata e non mi ero assolutamente preoccupata di conoscere il tipo di protesi che mi era stato impiantato", racconta Silvia, 54 anni, medico napoletano.
"Per prima cosa telefonai al chirurgo plastico per sapere se anche io ero portatrice inconsapevole di PIP. Lui mi tranquillizzò a voce, poi mi inviò una mail in cui riferiva quale tipo di protesi mi aveva impiantata. Nonostante le sue rassicurazioni ho voluto ugualmente sottopormi a visita senologica. L'ho fatta privatamente. Per fortuna la protesi è integra e non ho alcun problema."
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